(Gazzetta del Mezzogiorno, 28 Febbraio 2019)

L'immagine può contenere: una o più persone

E’ un’epoca in cui tutto deve convergere verso l’unità, d’intenti, di visione, di missione: non è più possibile
rimandare alcune scelte importanti che garantiscano una nuova armonia, un nuovo equilibrio tra individui
ed ecosistemi. In nome di un mondo più felice, quasi utopico, sono state fatte tutte le rivoluzioni possibili:
rivoluzioni armate, rivoluzioni sociali e rivoluzioni culturali; tutte hanno contribuito a costruire parti di un
mondo sempre migliore. Oggi, però, rimane da fare l’ultima vera rivoluzione, senza la quale non potremo
proseguire la nostra evoluzione verso un mondo più equo: dobbiamo mettere in atto una rivoluzione delle
coscienze, che permetta a uomini e donne, soprattutto ai giovani, di essere consapevoli che ognuno di noi
ha una responsabilità grande nei confronti di sé stesso, degli altri e dell’ecosistema territoriale in cui vive.
Per questi motivi è nata Generazione Lucana. Un processo lungo, in cui incontreremo non poche difficoltà.
Un viaggio, un'avventura. Prima di partire per questo viaggio non avevamo granché nella nostra valigia:
solo tanta caparbietà, volontà, un pizzico di follia e l’umile presunzione di voler cambiare il posto in cui
abbiamo vissuto e dove vorremmo, un giorno, costruire il nostro futuro. Quale miglior modo per postruire
un Paese migliore, se non quello di riattivare le politiche giovanili? così che la Basilicata possa essere,
nuovamente, una regione a misura di giovane. Questa la nostra mission. E di Generazione Lucana non
avremmo avuto bisogno se il mondo politico non avesse fatto tanti errori; se molti avessero avuto la
lungimiranza di guardare al di là delle emergenze quotidiane, ora l’emergenza più grande non sarebbe un
tessuto sociale giovanile che si è disgregato. Non potevamo prenderci sulle spalle la responsabilità di una
intera generazione; non ne abbiamo l’autorevolezza. Così abbiamo avuto la necessità di vivere l’anima dei
luoghi, soprattutto quelli che stanno scomparendo. Perché riteniamo che ogni singola persona, ognuno di
quei ragazzi, ai confini della Regione Basilicata, sia un pezzo importante di questa maledetta terra. Ognuno
di quei ragazzi incontrati ha una sua storia, sogni nel cassetto, e forti radici nel proprio paese. E abbiamo
fatto loro una sola, semplice domanda: “Il tuo è un paese per giovani?”. Tutte le storie dei giovani lucani, in
sede e fuori sede, che abbiamo ascoltato, tutte le loro emozioni, i sogni, le ambizioni e soprattutto la loro
idea di Basilicata, grazie alla Gazzetta del Mezzogiorno, potranno prendere vita; su un cartaceo che ha fatto
la storia del territorio appulo lucano. Vogliamo riscrivere quella storia in chiave giovanile grazie alle parole
dei ragazzi e delle ragazze, degli studenti e delle studentesse, che amano chiamarsi lucani.

La necessità di tornare a fare aggregazione– Gianleo Iosca 

L’universo giovanile rappresenta un mondo straordinario cui occorre, oggi più che mai, prestare grande
attenzione, soprattutto in una regione come la Basilicata che, pur dotata di straordinarie risorse naturali,
paesaggistiche e storico culturali, vive ormai da anni un’emergenza legata soprattutto alla fuga dei cervelli
in genere e in modo particolare dei “giovani cervelli”. E’ al mondo dei giovani che il Csv Basilicata continua a
dare attenzione, attraverso una serie di azioni e di progetti finalizzati a stimolare e a promuovere la cultura
del volontariato e della cittadinanza attiva e alla promozione e alla crescita del volontariato nei territori. Il
progetto Scuola volontariato fino al 2015 e i progetti di alternanza scuola lavoro fino ad oggi, hanno
permesso a tantissimi studenti lucani (delle scuole superiori) di poter condividere i valori e i principi del
volontariato, attraverso percorsi di riflessione e di stimolo guidati e gestiti da esperti, con il coinvolgimento
e supporto delle associazioni locali, che hanno poi consentito ai ragazzi di poter sperimentare e vivere
concrete “esperienze sul campo”. Attraverso questi progetti i ragazzi hanno potuto confrontarsi con un
mondo spesso sconosciuto, ma che ha permesso loro di guardare la società da una prospettiva “diversa”.
Siamo ormai consapevoli che il mondo sta cambiando ad una velocità enorme (basti solo pensare ai modelli
di comunicazione legata ai social e all’uso delle tecnologie) e siamo altrettanto consapevoli che tutto ciò ha
delle ripercussioni negative sulla società e in modo particolare sui giovani, “incollati” ad uno schermo che
sia di un tablet, di una tv o di uno smartphone, manipolati da una comunicazione aggressiva e senza regole
che propone spesso modelli sbagliati e pericolosi. E’ la società del looking down (del guardare in giù), una
società che sta perdendo la bellezza della socializzazione e del guardare “avanti e intorno”: è contro questa
deriva che il volontariato deve giocare con forza la sua straordinaria capacità di aggregare, deve
promuovere i valori della condivisione, dell’accoglienza, della prossimità, dell’ascolto e del confronto
pacifico e costruttivo, puntando soprattutto alle fasce giovanili. L’auspicio è che la nuova Generazione
Lucana possa rappresentare un ulteriore presidio sociale per i giovani lucani, un formidabile incubatore di
idee e di progetti che possano portare crescita e sviluppo su tutto il territorio regionale.

II problemi che la politica(lucana) non può ignorare: N° 1 I NEET

Non studiano, non lavorano ma sono anche molto più infelici dei loro coetanei: è questa la condizione dei
cosiddetti Neet, che secondo l’Eurostat hanno superato i 3 milioni di giovani, se consideriamo la fascia tra i
15 e i 29 anni. Nel 2016 il 31,5% dei giovani lucani tra i 15 e i 29 anni è considerato nella condizione di
Neet, in aumento rispetto al 30,7% del 2016. Fino a quando si può ignorare un fenomeno del genere? In
Italia il fenomeno si può allargare fino ai 35 anni e i numeri sono doppi rispetto alla Francia e sono tre volte
quelli tedeschi. Gli ultimi dati nazionali risalgono al 2013 e vedevano il problema uniformemente distribuito
su tutta la penisola. Le soluzioni adottate già dal 2014 sono state prevalentemente di tipo tradizionale: in
capo a tutte il programma “Garanzia Giovani. Il programma, con un budget per l’Italia di 1,513 miliardi tra
fondi europei e cofinanziamento nazionale, è nato con l’obiettivo dichiarato di aumentare l’occupabilità dei
neet con meno di 30 anni. Anche se la partecipazione dei giovani ha visto più di 1,4 milioni di iscritti al
programma a oltre tre anni dall’avvio, i risultati non sono stati molto soddisfacenti: su 376 mila giovani che
hanno concluso il percorso, solo 172 mila risultavano occupati al 30 giugno 2017, in base all’ultimo report
dell’ Anpal (Agenzia nazionale delle politiche attive per il lavoro). Un ulteriore elemento di preoccupazione
è costituito dal fatto che la condizione di Neet, generalmente prevalente tra i meno istruiti, si è diffusa ai
giovani con titoli di studio elevati: la quota di diplomati e laureati sul totale è passata, in regione, da circa il
50% del 2008 a circa il 70% nel 2017. L’Europa si sta interrogando sul fenomeno e sulle possibili soluzioni da
adottare sia in fase preventiva (riformando i sistemi educativi), sia per supportare i giovani già in fase di
inattivismo a riaccendere i motori e rimettersi in pista. In Svezia ad esempio, il governo ha capito che non
era sufficiente potenziare i centri di orientamento o introdurre psicologi nel sistema scolastico e post-
scolastico. Si sono affidati al teatro, testando un percorso sperimentale con gli educatori del Norbotten
Theatre di Luleå, che hanno utilizzato le pratiche teatrali per riattivare i giovani neet svedesi. L’esperimento
è riuscito ed è diventata una pratica nazionale, esportata anche oltre i confini della Svezia grazie a una serie
di iniziative, tra le quali un progetto sperimentale che vede coinvolto il Consorzio Materahub e la scuola di
teatro de l’Albero di Melfi, nel progetto Europeo Fake It Make It finanziato dal programma Erasmus Plus.

Giovani lucani europei crescono – Egidio Lacanna

C’è molta più Europa di quanto si pensi nelle piccole comunità, e i giovani lucani dovrebbero
essere moltiplicatori dei valori e delle informazioni dell’UE. Alcuni lucani hanno già da tempo
creato un ponte con l’Unione Europea, e lo scorso 18 e il 19 Febbraio, Palma Bertani e Egidio
Lacanna hanno partecipato all’evento “Gathering Young Multipliers” tenutosi a Bruxelles e
organizzato dalla commissione europea. I due ragazzi, sono stati selezionati come rappresentanti
per l’Italia, insieme ad altri soli 16 ragazzi sparsi per il resto del territorio nazionale, e hanno
incontrato altri 180 ragazzi provenienti da tutta Europa. L’obbiettivo del training formativo è stato
quello di allenare quei giovani europei a diventare ambasciatori informali dell’EU e promuoverne
le azioni sul territorio. Ai partecipanti è stato fornito un pacchetto di informazioni utili per
facilitare il loro compito. A trasmettere queste competenze, attraverso seminari e workshop, sono
state figure di rilievo all’interno della Commissione Europea, figure come: Sixtine Bouygues
direttore generale della comunicazione, Alessandro Giordani a capo del network fra i membri stati
e Thibault Lesénécal capo dell’unità comunicazione web della commissione europea.
Quindi si può e si deve parlare una lingua più Europea nelle piccole comunità lucane, moltiplicando
le opportunità e guardando aldilà del muro regionale.